cohousingdi Ruben Rotundo (da www.ambienteambienti.com)

Il Cohousing è approdato anche in Puglia. L’abitare condiviso sta riscontrando un certo successo in una regione che naturalmente è abituata a condividere.

Il cohousing, l’abitare condiviso, è una pratica sostenibile che sta anche interessando la Puglia, sia in ambito turistico e sia in ambito residenziale. Ma da sempre la Puglia è abituata a condividere.

Il cohousing altro non è che l’evoluzione della “Comune” sessantottina e rappresenta una forma, più o meno nuova, del sistema condominio. In altre zone del mondo, per esempio negli Stati Uniti dov’è nato alcuni anni fa, esistono strutture residenziali che condividono spazi come lavanderie, palestre, aree giochi e persino piscine. È sostanzialmente un sistema economico che ottimizza gli spazi, ma soprattutto fa risparmiare molti soldi.

Cohousing, sviluppo integrato con il territorio

Oggi il cohousing rappresenta maggiormente, se vogliamo, una necessità, soprattutto una necessità green: infatti, fa risparmiare, permette di abbattere le spese di gestione e di ridurre i consumi evitando gli sprechi. Questo risparmio diventa però ottimizzazione: infatti, si possono realizzare spazi più funzionali per i residenti, in armonia con l’ambiente circostante rispettando la natura.

Risultati immagini per Cohousing: c’è anche la Puglia, da sempreGià altre regioni italiane si stanno adeguando alla nuova tendenza abitativa. Gruppi di persone, di solito amici o parenti, formano cooperative edilizie. Successivamente, con l’uso anche di fondi pubblici, recuperano edifici già esistenti in campagna oppure acquisiscono nuove aree per costruire strutture energeticamente autosufficienti, realizzate con materiali ecocompatibili. All’interno di questo “mini” quartiere, ci sono zone condivise che a turno vengono curate e gestite.

La Puglia, il cohousing ed il turismo

La Puglia sta investendo nel cohousing. A Monopoli ed ad Alberobello ci sono associazioni pronte a realizzare progetti che lancino questa nuova forma di condivisione sul territorio, che sempre più spesso è diventato negli ultimi anni la meta preferita di tanti turisti.

indexPensiamo al turismo. Da queste parti, forse il turismo è il principale volano del cohousing. Nelle case vacanze, nei bed & breakfast, negli alberghi, nelle strutture ricettive o nelle masserie spesso si condividono la sala della colazione, del pranzo o della cena, le aree di rilassamento o gli spazi dedicati al tempo libero. Si condividono anche i mezzi di trasporto.

In questo senso, le associazioni di cohousing pugliesi hanno intenzione di progettare e realizzare strutture dove condividere non soltanto spazi abitativi, ma anche lavorativi, ricreativi e persino le vacanze. Per fare ciò, servono idee e risorse da condividere, persone con cui condividere e fondi per condividere i progetti e per realizzarli.

Il cohousing esiste già

Questo sistema corrisponde sostanzialmente all’idea di quartiere, di comunità di vicinato, che si riunisce nelle piazzette dei nostri centri storici intorno alle quali avviene la vita, si condividono gioie e dolori, si vive insieme agli altri. index2E si tengono puliti, perché è il luogo dedicato per l’incontro con gli altri, con gli ospiti, è il salotto buono. Un popolo come quello pugliese, ponte verso i Balcani, è abituato a condividere gli spazi, il cibo, la cultura, le tradizioni, la mentalità. Insomma, siamo abituati ad essere ospitali, ad essere cohouser.

C’è una predisposizione naturale, perché la condivisione è parte fondamentale dell’essere uomo, è necessaria per la sua crescita. Il cohousing, possiamo affermarlo con certezza, è nato con l’uomo. I primi gruppi di uomini nelle caverne, oppure le prime tribù, si sono uniti insieme, hanno condiviso spazi e cibo per difendersi dai pericoli e migliorare le proprie condizioni di vita. Per queste ragioni l’abitare condiviso è naturalmente accettato da tutti.

25/05/2018